Hawaii Five-0: Oltre l'Oceano

scritto da Mikele Giorda
Scritto 4 giorni fa • Pubblicato 14 ore fa • Revisionato 14 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Mikele Giorda
Autore del testo Mikele Giorda
Immagine di Mikele Giorda
Fan Fiction della serie TV Hawaii FIVE O interazione di un personaggio inventato Italiano con la squadra Hawaiiana
- Nota dell'autore Mikele Giorda

Testo: Hawaii Five-0: Oltre l'Oceano
di Mikele Giorda

                                                                         Hawaii Five-0: Oltre l'Oceano

                                                                     Capitolo 1: Onde e Sangue a Waikiki

Il sole delle Hawaii picchiava duro sulla spiaggia di Waikiki, ma per Michele Grazzini quello non era un paradiso; era solo un posto molto lontano dal rumore dei blocchi stradali e dalle scartoffie della caserma in Italia. Aveva venticinque anni, il fisico ancora segnato dall'addestramento dell'Arma e un congedo da ex carabiniere che pesava in tasca come un sasso. Sorseggiava una birra fredda all'ombra di un chiosco, gli occhi che per abitudine scansionavano la folla di turisti.

Fu allora che lo vide.

Un uomo sulla quarantina, camicia di lino troppo pesante per il clima, tatuaggio sbiadito sul collo. Parlava al telefono in italiano, a voce bassa, ma il vento portò a Michele parole inequivocabili: «Il carico da Napoli è arrivato al porto. Le ragazze sono pulite, i passaporti pronti. Muoviti». Accanto a lui, una ragazza bionda, lo sguardo spento dal terrore, veniva tenuta stretta per il polso.

Michele non ci pensò due volte. Posò la birra e si alzò. La vacanza era ufficialmente finita.

Prima che potesse fare un passo, un furgone nero inchiodò sul bagnasciuga, alzando una nuvola di sabbia. Ne uscirono due uomini armati. La folla iniziò a urlare. Ma prima che i rapitori potessero toccare la ragazza, un'auto sportiva d'epoca sbandò sulla strada adiacente. Steve McGarrett e Danny Williams balzarono fuori con le armi spianate.

«Five-0! Fermi tutti!» tuonò la voce di McGarrett.

Il trafficante col tatuaggio usò la ragazza come scudo umano, puntandole una pistola alla tempia, mentre i suoi complici aprirono il fuoco contro i due poliziotti. Fu un inferno di proiettili tra le palme. Steve e Danny furono costretti a ripararsi dietro un muretto.

«Danny, coprimi! Giro da dietro!» urlò Steve.
«Certo, perché no? Diventiamo un bersaglio mobile alle due del pomeriggio, ottima idea, Steve!» rispose Danny, sparando tre colpi di copertura.

Il criminale italiano stava arretrando verso il furgone, trascinando la ragazza. Non vide Michele.

Sfruttando la distrazione della sparatoria, l’ex carabiniere scattò sulla sabbia con la velocità di un predatore. Coprì i dieci metri di distanza in tre secondi. Con un calcio volante mirato, spezzò il polso del criminale, facendo volare via la pistola. Prima che l'uomo potesse reagire, Michele lo afferrò per il colletto della camicia, lo sollevò e lo scaraventò con un mefitico suplex direttamente sul cofano del furgone, sfondando il parabrezza.

Michele spinse la ragazza dietro di sé: «Stai giù!».

Il secondo complice si girò verso di lui puntando un fucile a pompa. Michele non era armato. Ma un millesimo di secondo prima che l'uomo premesse il grilletto, un proiettile preciso lo colpì alla spalla. Steve McGarrett era arrivato, con la pistola ancora fumante.

La spiaggia tornò improvvisamente silenziosa, interrotta solo dalle sirene della polizia in arrivo.

Danny Williams si avvicinò a passo svelto, guardando il parabrezza distrutto del furgone e poi Michele, che si stava ripulendo la sabbia dalle mani senza un briciolo di fiatone.

«E tu chi diavolo sei? Rambo in vacanza?» chiese Danny, rinfoderando l'arma e gesticolando vistosamente. «No, sul serio, Steve, guardalo. Noi rischiamo la vita con tattiche federali e questo arriva in costume da bagno, fa una mossa da wrestling e stende il capo del cartello.»

Michele lo fissò, accennando un sorriso freddo. «Michele Grazzini. E non era wrestling. Tecnica di disarmo dell'Arma dei Carabinieri. Italia.»

Danny si girò verso Steve, allargando le braccia. «Oh, fantastico. Un italiano. Scommetto che adesso si lamenterà che il caffè qui fa schifo e che mettiamo l'ananas sulla pizza. Senti, signor Mamma Mia, hai appena camminato nel bel mezzo di un'operazione della Five-0.»

«Se non camminavo io, quella ragazza era già su una nave,» ribatté Michele in un inglese perfetto, lo sguardo fisso in quello di McGarrett. «E quell'uomo sul parabrezza si chiama Antonio Russo. Latitante a Milano da due anni per tratta di minori. Lo cercavamo anche noi.»

Steve McGarrett fece un passo avanti, squadrando Michele con un misto di rispetto e curiosità militare. Notò la postura, lo sguardo fermo e la totale assenza di paura.

«Hai fegato, Grazzini,» disse Steve, girandogli attorno. «E hai ottimi riflessi. Ma questo è il mio territorio. Danny, chiama Chin. Portiamo tutti al quartier generale. E portate anche l'italiano. Voglio sapere tutto quello che sa su questa rotta di Napoli.»

Michele si infilò le mani in tasca, guardando l'oceano. «Va bene, capitano. Ma ad una condizione. Il detective ha ragione sul caffè: mi offrirete un espresso decente prima dell'interrogatorio.»

Danny si mise le mani nei capelli. «Visto? Cosa ti avevo detto? Sono tutti uguali!»

                                                                Capitolo 2: Codici di Sangue e Gomme Bruciate

Il quartier generale della Five-0, all'interno dello storico palazzo Aliiolani Hale, profumava di legno antico e aria condizionata. Al centro della stanza principale, lo schermo olografico mostrava i dati personali di Antonio Russo, ma quasi tutti i file recuperati dal suo computer erano protetti da una doppia chiave di cifratura militare.

Danny Williams entrò nella stanza reggendo un vassoio con tre bicchierini di plastica. Ne passò uno a Michele.
«Ecco qua, Grazzini. Il meglio che la tecnologia americana possa offrire: caffè solubile da macchinetta filtrato con acqua tiepida. Praticamente petrolio aromatizzato.»

Michele mandò giù un sorso, fece una smorfia ed esalò un profondo sospiro. «Danny, questo non è caffè. Questo è un crimine contro l'umanità peggiore di quelli su cui indaghiamo. Se mi aveste arrestato in Italia, la Convenzione di Ginevra vi avrebbe proibito di servirmi questa roba.»

Steve McGarrett arrivò a passo di marcia, battendo le mani sul tavolo. «Smettetela di piangere per la caffeina, voi due. Chin ha analizzato il telefono di Russo. Il software di criptazione è impenetrabile. Se non sblocchiamo quella lista entro un'ora, la nave cargo con le ragazze lascerà le acque territoriali e le perderemo per sempre. Idee?»

Michele si avvicinò alla console, osservando le stringhe di codice bloccate. «Russo è cresciuto nei quartieri dell'hinterland napoletano prima di scappare a Milano. Questa gente non usa la matematica avanzata per le password. Usano la vecchia scuola.»

«E quale sarebbe la vecchia scuola dei Carabinieri, sentiamo?» sbuffò Danny, incrociando le braccia. «Un dizionario d'italiano e tanta speranza?»

«No, Danny. Si chiama Metodo della Smorfia Napoletana. In Italia, la criminalità organizzata di basso e medio livello usa spesso i numeri del lotto tradizionali per crittografare i messaggi commerciali. Ogni numero corrisponde a un concetto.» Michele digitò rapidamente sulla tastiera della Five-0. «Russo ha registrato l'ultimo file sotto il codice numerico 71-23-52. Per un tecnico informatico dell'FBI sono solo cifre casuali. Per me, significano 'Omertà', 'Il finto tonto' e 'La prigione'. Provate a inserire la parola chiave in dialetto corrispondente.»

Kono digitò la stringa suggerita da Michele. Lo schermo emise un segnale acustico positivo e una cascata di dati in chiaro si aprì davanti ai loro occhi. Nomi, tariffe, ma soprattutto un indirizzo IP locale sincronizzato in tempo reale.

«Ce l'abbiamo!» esclamò Kono. «Ma c'è un problema. Qualcuno sta cancellando i dati in questo preciso momento dal server interno. C'è una connessione remota attiva proprio qui, a Honolulu. La richiesta parte dal parcheggio del distretto di polizia.»

Steve sbiancò, lo sguardo che divenne di ghiaccio. «Abbiamo una talpa all'interno del dipartimento. Sta coprendo la fuga del contatto locale di Russo. Andiamo!»

Pochi secondi dopo, Michele si ritrovò catapultato sul sedile posteriore della leggendaria Chevrolet Camaro d'ordinanza. Steve era al volante, mentre Danny occupava il sedile del passeggero, già aggrappato alla maniglia di sicurezza.

«Steve, ti prego! Abbiamo appena sbloccato i file, non c'è bisogno di guidare come se fossimo dentro un videogioco!» urlò Danny mentre la Camaro usciva dal parcheggio del quartier generale su due ruote, facendo stridere gli pneumatici sull'asfalto rovente.

«Taci, Danny! Guarda là!» rispose McGarrett, indicando un SUV blindato nero che stava sfondando la sbarra d'uscita secondaria a tutta velocità.

«È l'agente corrotto della dogana!» esclamò Michele, sporgendosi tra i due sedili anteriori. «Sta prendendo la rampa per la H-1 Freeway! Se entra in autostrada nel traffico lo perdiamo!»

Steve premette l'acceleratore a tavoletta. La Camaro ruggì, lanciandosi all'inseguimento lungo le strade costiere di Honolulu. Il SUV nero iniziò a speronare le auto dei civili per farsi spazio, seminando il panico tra i turisti.

«Danny, spara alle gomme!» ordinò Steve, scartando di lato per evitare un camion della spazzatura.

«Sparare alle gomme? Certo, con questa velocità se sporgo il braccio dal finestrino la forza di gravità mi stacca la spalla, Steve! E poi c'è il ragazzo dietro, non ha nemmeno la cintura allacciata!»

Michele si sporse dal finestrino posteriore, analizzando la traiettoria del SUV. «Capitano McGarrett! Tra cento metri c'è un restringimento per lavori in corso. Se stringi a sinistra lo costringi a deviare verso la barriera di cemento!»

«Mi piace come ragioni, Italia!» gridò Steve, dando una sterzata violenta che portò la Camaro a fianco del SUV.

I due veicoli si urtarono con un fragore metallico impressionante, sollevando scintille. Danny urlava tenendosi la testa, mentre Michele rimase immobile, calcolando il tempo d'impatto. All'ultimo secondo, Steve diede un colpo di freno secco e un colpo di coda; il SUV della talpa, impossibilitato a curvare a causa del blocco laterale della Camaro, impattò frontalmente contro i ? jersey di cemento dei lavori in corso, ribaltandosi su un fianco in mezzo alla carreggiata.

La Camaro inchiodò a pochi centimetri dal veicolo fumante, sollevando una nuvola di fumo bianco dalle gomme distrutte.

Prima ancora che Steve potesse aprire la portiera, Michele era già balzato fuori dall'auto. Con un movimento fluido, salì sul fianco del SUV ribaltato, aprì la portiera superiore e tirò fuori l'agente corrotto per il giubbotto, bloccandogli il braccio dietro la schiena e premendogli la faccia contro l'asfalto.

«Questo è per aver rovinato la mia vacanza,» gli sussurrò Michele all'orecchio, mentre gli stringeva le manette ai polsi.

Danny scese dall'auto barcollando leggermente, sistemandosi la cravatta con le mani tremanti. Guardò Michele, poi Steve, e infine il SUV distrutto.

«Va bene, lo ammetto. Il ragazzo ci sa fare,» disse Danny, fiatando a fatica. «Ma vi avverto: se nel prossimo capitolo non andiamo a fare un arresto in un posto tranquillo, come una biblioteca, io mi metto in malattia. E tu, Michele... la prossima volta che mi dici di stringere a sinistra durante un inseguimento a centocinquanta chilometri orari, giuro che ti faccio espellere dagli Stati Uniti.»

Steve si avvicinò a Michele, dandogli una forte pacca sulla spalla mentre le prime pattuglie della polizia bloccavano l'autostrada. «Ottimo lavoro, Grazzini. Ora abbiamo il database e abbiamo l'uomo che gestiva i porti. Andiamo a prendere quella nave.»

                                                                  Capitolo 3: Gamberetti, Fantasmi e Piombo al Porto

Il sole stava iniziando a calare dietro l'orizzonte di Oahu, tingendo l'oceano di arancione. Seduti sui tavoli di legno del Kam Kona's Shrimp Truck, la squadra della Five-0 cercava di riprendere fiato.

Kona, il gigantesco e carismatico proprietario del camioncino, posò sul tavolo un vassoio di gamberetti all'aglio fumanti.
«Ecco a voi, specialità della casa! E un benvenuto speciale al nostro amico italiano. Fratello, se sopravvivi alla guida di McGarrett, ti meriti una porzione doppia gratis!»

Danny Williams prese un gamberetto, sventolandolo per raffreddarlo. «Vedi, Michele? Questo è il vero cibo delle Hawaii. Niente macchinette, niente surrogati. Solo grasso, aglio e colesterolo puro. Almeno su questo siamo d'accordo che è meglio del tuo caffè solubile?»

Michele sorrise, mandando giù un sorso di birra fredda. «Questo ve lo concedo, Danny. Ottimo. Ma non rilassatevi troppo. La talpa prima di essere portata in centrale ha cantato, e quello che ha detto non mi piace per nulla.»

Steve McGarrett si fece serio, posando la sua bottiglia. «Ha fatto un nome. Un nome che tu conosci molto bene, Michele. Il Fantasma. Ci ha detto che Russo era solo un intermediario logistico qui a Honolulu, ma la mente dietro l'intera rotta internazionale dall'Europa è lui.»

A sentire quel nome, lo sguardo di Michele cambiò, diventando freddo e affilato come una lama. I ricordi della sua ultima e drammatica indagine con i Carabinieri a Milano riaffiorarono violentemente.

«Donato 'Il Fantasma' Varga,» disse Michele, la voce che si era abbassata di un tono. «Un boss spietato, ex mercenario dell'Est Europa diventato un fantasma dell'alto crimine organizzato in Italia. Lo abbiamo stretto d'assedio per sei mesi in un bunker vicino al porto di Genova. È fuggito lasciando dietro di sé una scia di sangue, compreso il mio vecchio comandante di pattuglia. Credevo fosse scappato in Sudamerica, non che avesse messo radici qui nel Pacifico.»

«Beh, ha scelto l'oceano sbagliato per nascondersi,» tagliò corto Steve, alzandosi in piedi e sistemandosi la fondina ascellare. «Chin ha tracciato il segnale della nave cargo 'Vento del Sud'. È ancorata al molo 44, fuori dal controllo radar della guardia costiera. Salperà tra meno di quaranta minuti. Varga è a bordo per supervisionare il carico finale.»

Danny lanciò il tovagliolo sul tavolo, sbuffando. «Oh, fantastico. Un boss internazionale ex mercenario con un esercito privato su una nave cargo arrugginita. E noi ci andiamo al tramonto, perché ovviamente a noi della Five-0 le cose facili di giorno e con i rinforzi della Swat proprio non piacciono!»

«Niente Swat, Danny. Se vedono i lampeggianti, Varga uccide i testimoni e si barrica nella sala macchine,» spiegò Steve, salendo sulla Camaro. «Facciamo un inserimento stealth dal retro del molo. Michele, tu vieni con noi. Questa è la tua occasione per chiudere i conti con il tuo passato.»

Michele si alzò, stringendo i pugni. «Non chiedo altro, capitano.»

Venti minuti dopo, la squadra era appostata dietro i container metallici del molo 44. Davanti a loro, la mastodontica nave cargo oscillava sulle onde scure. Sul ponte si intravedevano uomini armati di fucili d'assalto che pattugliavano la zona. L'aria era pesante, carica di salsedine e odore di carburante.

Steve passò a Michele una pistola d'ordinanza e un giubbotto antiproiettile con la scritta FIVE-O ben visibile sul petto.

«Sai come si usa questa, vero, Italia?» chiese Danny con un briciolo di sincera preoccupazione negli occhi.

Michele scarrellò l'arma con un movimento secco e preciso, senza nemmeno guardarla. «Dodici anni di addestramento e tiro operativo, Danny. State dietro di me e cercate di non fare troppo rumore americano.»

Steve accennò un sorriso di approvazione nel buio. «Kono, Chin, prendete il lato di babordo e bloccate le vie di fuga. Danny, Michele... andiamo a caccia sul ponte principale. Nessun prigioniero finché le ragazze non sono al sicuro. Muoversi!»

La squadra si divise nel buio, muovendosi come ombre verso la passerella della nave. Il conto alla rovescia per lo scontro finale era ufficialmente iniziato.



                                                                   Capitolo 4: Apocalisse d'Acciaio – La Notte del Fantasma

Il cielo sopra il molo 44 esplose. Una tempesta tropicale apocalittica, di quelle che sradicano le palme, si abbatté su Honolulu proprio mentre la Five-0 metteva piede sul ponte della Vento del Sud. Onde nere come la pece, alte come palazzi di tre piani, schiaffeggiavano la nave cargo [1], facendola rollare violentemente. La pioggia cadeva così fitta da tagliare la pelle, mischiandosi alla salsedine e all'odore di sangue.

«Steve! Questo non è un blitz, questa è la fine del mondo!» urlò Danny Williams, scivolando sul ponte bagnato mentre cercava riparo dietro un container di acciaio.

Un secondo dopo, i mercenari di Varga aprirono il fuoco. Non erano semplici criminali: erano un esercito privato dotato di visori notturni e mitragliatrici pesanti. I proiettili traccianti illuminavano la tempesta come fulmini artificiali, perforando i container e scatenando una pioggia di scintille accecanti.

«Chin, Kono! Coprite la stiva inferiore! Portate via le ragazze, adesso!» ordinò Steve McGarrett via radio, urlando sopra il fragore dei tuoni. Poi si girò verso l’ex carabiniere. «Michele! Dove vai?!»

Michele Grazzini non rispose. Non sentiva più il freddo, né la pioggia, né le urla di Danny. Tra le raffiche dei proiettili, sul ponte di comando sopraelevato della nave, aveva visto una figura imponente con un impermeabile nero militare. Era lui. Donato “Il Fantasma” Varga.

Il boss italiano guardò giù, incrociò lo sguardo di Michele e accennò un sorriso sadico attraverso i vetri della plancia. Sollevò un detonatore portatile. «Grazzini! Pensavi fossi scappato? Se fai un altro passo, affondo questa carretta con tutti noi dentro!» la sua voce tonò attraverso gli altoparlanti della nave.

«Sei morto, Varga! Per Genova e per il mio comandante!» ringhiò Michele.

Senza un briciolo di esitazione, Michele compì un gesto di puro eroismo folle. Scattò allo scoperto sotto una pioggia di proiettili. Danny e Steve sparavano all'impazzata per coprirlo, abbattendo tre mercenari che cercavano di sbarrargli la strada. Michele usò la cima di una gru da carico in movimento, afferrò il cavo d'acciaio al volo e si lasciò oscillare nel vuoto proprio mentre un'onda anomala inclinava la nave di quarantacinque gradi.

Sfruttando la forza del pendolo, Michele si lanciò in avanti, sfondando la vetrata rinforzata della plancia di comando con i piedi in avanti. I vetri andarono in frantumi in un milione di pezzi d'argento.

All'interno della cabina di pilotaggio, al buio, illuminati solo dai lampi rossi dei sistemi di allarme in avaria, i due arcinemici si trovarono faccia a faccia.

Varga scagliò via il detonatore e tese le braccia, sfoderando un coltello da combattimento a lama fissa. «Sei solo un ragazzino in divisa, Grazzini. Ti manderò all'inferno insieme al tuo vecchio capitano!»

Lo scontro che seguì superò ogni limite della fisica. Fu una coreografia brutale di arti marziali militari. Varga sferrò un fendente letale verso la gola di Michele; l'ex carabiniere lo schivò di millimetri, sentendo il freddo dell'acciaio sfiorargli la pelle. Con una mossa fulminea, Michele afferrò il braccio del boss, colpendolo al gomito con una ginocchiata devastante che spezzò l'articolazione dell'ex mercenario, costringendolo a mollare l'arma.

Ma Varga era un colosso. Con la mano sinistra afferrò Michele per il collo, sollevandolo da terra e scagliandolo con una forza disumana contro la console dei comandi. I monitor esplosero, proiettando fiamme e fumo nero.

Mentre la nave subiva un altro urto spaventoso a causa di un fulmine che aveva centrato l'albero maestro, Michele sputò sangue, si rialzò e si tolse il giubbotto della Five-0, ormai strappato.

«Questa non è l'America, Varga. Questo è il conto da pagare per l'Italia,» disse Michele, la voce ferma nonostante il dolore.

I due si scontrarono di nuovo a mani nude nel bel mezzo delle fiamme che stavano divorando la plancia. Michele incassò un gancio destro micidiale che gli spaccò il labbro, ma sfruttò lo slancio per colpire Varga con una combinazione da manuale: un gancio al fegato, un montante sinistro che frantumò la mascella del boss e, infine, la sua mossa definitiva. Avvolse le braccia attorno al busto del Fantasma e, con un ruggito che sovrastò il rumore della tempesta, eseguì un suplex posteriore definitivo.

Il corpo massiccio di Varga volò all'indietro, sfondando la ringhiera metallica spezzata della plancia e precipitando per dieci metri fino a schiantarsi sul ponte inferiore, privo di sensi e completamente sconfitto.

La tempesta iniziò lentamente a diradarsi, come se gli elementi avessero aspettato la fine di quel duello epico. Steve e Danny salirono di corsa i resti della scaletta, con le armi spianate, trovando Michele in piedi tra le fiamme, ansimante, con la camicia strappata e lo sguardo rivolto verso l'alto.

Danny si fermò, guardò il disastro attorno a sé, guardò Varga al tappeto e poi Michele.

«Va bene. Va bene, io mi arrendo ufficialmente,» disse Danny, allargando le braccia verso il cielo. «Steve, ti prego, dimmi che hai registrato tutto questo. Perché se lo racconto al procuratore federale, mi rinchiudono in un manicomio. Il ragazzo si è lanciato da una gru, ha sfondato un vetro rinforzato e ha fatto saltare in aria la nave a mani nude. Io merito un aumento. Anzi, merito un viaggio in Italia per capire cosa diamine vi danno da mangiare da piccoli!»

Steve McGarrett si avvicinò a Michele, guardandolo con orgoglio. Gli tese la mano. «Le ragazze sono tutte al sicuro sulla terraferma, Michele. Il Fantasma è finito. È ora di tornare a casa... o in quella che diventerà la tua nuova casa.»

                                                               Capitolo 5: L'Inizio di una Nuova Alleanza – Il Gran Finale

Tre giorni dopo, l'oceano era tornato a essere una tavola azzurra e pacifica. Il quartiere generale della Five-0 era inondato dalla luce del mattino. Sul tavolo olografico non c'erano più mappe tattiche, ma una vera caffettiera espresso napoletana che Michele aveva scovato in un negozio di importazione nel centro di Honolulu.

Il profumo del vero caffè riempiva la stanza. Michele, con una vistosa fasciatura sulla spalla e qualche cerotto sul viso, versò il caffè in quattro tazzine vere di ceramica.

Danny ne prese una, la osservò con sospetto, bevve un sorso e rimase in silenzio per cinque lunghi secondi. Poi guardò Michele negli occhi. «Ok. Ho sbagliato. Questo è un miracolo in tazza. Grazzini, sei perdonato per aver quasi distrutto la mia Camaro l'altro giorno.»

«La Camaro era di Steve, Danny,» sorrise Michele, prendendo la sua tazzina.

Steve McGarrett entrò nell'ufficio principale, indossando la sua classica camicia militare. In mano non aveva fogli o rapporti, ma una scatola di velluto scuro. Si posizionò davanti a Michele, assumendo una postura formale.

«Michele Grazzini. Il governo italiano e l'Arma dei Carabinieri hanno inviato i ringraziamenti ufficiali per la cattura di Varga. Il tuo congedo è stato convertito in un encomio solenne,» esordì Steve, mantenendo un tono serio e solenne. «Ma qui alle Hawaii abbiamo ancora molto lavoro da fare. Le rotte internazionali cambiano ogni giorno, e a noi serve qualcuno che conosca i trucchi della vecchia scuola, qualcuno che non abbia paura di lanciarsi da una gru in mezzo a una tempesta.»

Steve aprì la scatola di velluto. All'interno brillava un distintivo d'argento con lo stemma dello Stato delle Hawaii e la scritta incisa a lettere cubitali: FIVE-O. Accanto, c'erano le chiavi di una nuova auto d'ordinanza e un tesserino federale con la foto di Michele.

«Il Governatore ha firmato i documenti questa notte. Hai la piena giurisdizione, la cittadinanza onoraria e il grado di detective operativo. La tua vacanza è finita, Michele. Allora, ci stai o vuoi tornare a fare il turista?»

Michele guardò il distintivo d'argento. Il riflesso del metallo mostrava i suoi occhi, non più stanchi o segnati dal passato, ma pieni della grinta di chi ha trovato una nuova missione. Prese il distintivo, se lo appuntò alla cintura e guardò Steve e Danny.

«Ci sto, capitano. Ma a patto che guidi io la prossima volta.»

Danny si mise le mani nei capelli, scatenando la risata di tutta la squadra. «Oh no, un altro pazzo al volante! Benvenuto nella Five-0, Italia. Preparati, perché qui le giornate tranquille non esistono.»

Michele si voltò verso la grande vetrata che dava sulla spiaggia di Waikiki. Il sole brillava alto nel cielo delle Hawaii. Una nuova vita, una nuova squadra e una nuova leggenda erano appena cominciate.

                                                                                                                                                                              FINE (Per Ora)

Hawaii Five-0: Oltre l'Oceano testo di Mikele Giorda
0